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NOI RESTIAMO A DESTRA
 

Dopo varie peripezie La Destra Vercellese riparte ! E lo fa con la consapevolezza e la convinzione di chi crede nell' IDEA perchè se è vero, com'è vero, che le idee sono la parte essenziale della vita dell'uomo, la nostra IDEA non avrà mai tramonto. Noi la portiamo, la porteremo alta a splendere in questo mondo pieno di scatenati egoismi. Noi sappiamo che le radici profonde non gelano mai. Le nostre radici sono quelle della Destra Sociale, quelle di DIO PATRIA FAMIGLIA, quelle radici di passione e non di interesse, quelle radici di valori e di amicizia, di fede e di lealtà che non abbiamo svenduto ieri, non svendiamo oggi e non svenderemo domani. E poco importa se qualcuno se ne va per ambizioni personali perchè chi resta sa bene che non siamo gli ultimi di ieri ma i primi del domani. E ancora una volta terremo alta quella bandiera, la bandiera dei nostri valori, e scendiamo in trincea a difendere ciò che siamo, per amor di patria. Da oggi La Destra di Vercelli riparte, e per chi vuol intendere "UN NANO, ANCHE SOPRA LA MONTAGNA PIU' ALTA, RESTA SEMPRE UN NANO". - I.D.-


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25 Agosto 2010 - AN, ECCO CHI HA COSTRUITO LA CASA DI MONTECARLO



UGO VENTURINI (MSI – Genova 18.04.70, colpito alla testa da un sasso lanciato dai rossi durante un comizio di Almirante)


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PAOLO BORSELLINO è stato un magistrato italiano, vittima di mafia. Nel 1959 si iscrisse al FUAN (Fronte Universitario di Azione Nazionale, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano). Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Tancredi e Lucia, si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove viveva sua madre. Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’ abitazione con circa 100 kg di tritolo a bordo esplode, uccidendo, oltre Borsellino, anche i cinque agenti di scorta. Pochi giorni prima di morire, Borsellino dichiarò di essere “condannato a morte”, sapendo di trovarsi nel mirino di Cosa Nostra.

CARLO FALVELLA (F.d.G. – Salerno 07.07.72, ucciso a coltellate sotto casa da un anarchico e due militanti dell’ultrasinistra)

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STEFANO E VIRGILIO MATTEI (MSI – Roma 16.04.73, morti nel rogo della loro casa, quartiere Primavalle, appiccato da appartenenti a “Potere Operaio”)

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GIUSEPPE SANTOSTEFANO (CISNAL – Reggio Calabria 31.07.73 aggredito da militanti rossi durante un comizio del PCI)

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MANUELE ZILLI (F.d.G. – Pavia 03.11.73, morto in seguito alle percosse ricevute sul capo in una aggressione rossa di qualche giorno prima)

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GIUSEPPE MAZZOLA, GRAZIANO GIRALUCCI (MSI – Padova 17.06.74 uccisi durante un’incursione delle “Brigate Rosse” nella federazione del MSI di Padova)

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MIKIS MANTAKAS (FUAN – Roma 28.02.75 ucciso a colpi d’arma da fuoco durante un assalto rosso alla sede MSI di Via Ottaviano – Prati)

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SERGIO RAMELLI (F.d.G. – Milano 29.04.75 ucciso a sprangate e colpi di chiave inglese sotto casa da 10 militanti di “Avanguardia Operaia”)

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MARIO ZICCHIERI (F.d.G. – Roma 29.10.75 ucciso a colpi di fucile a canne mozze, sparati da un’auto di passaggio, da un commando rosso di fronte alla sezione MSI del quartiere Prenestino)

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ENRICO PEDENOVI (MSI – Milano 29.04.76 ucciso un anno dopo Ramelli da militanti di “Lotta Continua” aspiranti ad entrare in “Prima Linea” con colpi d’arma da fuoco sotto casa alle 7 del mattino)

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ANGELO PISTOLESI (MSI – Roma 28.12.77 ucciso sotto casa dopo averlo fatto scendere con una scusa, con colpi d’arma da fuoco dal gruppo “Nuovi Partigiani”)

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ROBERTO CRESCENZIO (simpatizzante – Torino 01.10.77 ucciso nel rogo appiccato dai rossi al Bar “Angelo Azzurro”)

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FRANCO BIGONZETTI, FRANCESCO CIAVATTA (F.d.G. – Roma 07.01.78 uccisi da un commando di 5-6 giovani con colpi di mitraglietta dinanzi alla sede MSI di Acca Larentia)

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STEFANO RECCHIONI (F.d.G. – Roma 07.01.78 ucciso dopo poche ore gli omicidi Bigonzetti – Ciavatta, dal capitano dei Carabinieri Edoardo Sivori, dinanzi ad Acca Larentia, a causa degli scontri con le forze dell’ordine causati dalla tensione e dal gesto di un operatore RAI che per disprezzo o distrazione getta un mozzicone di sigaretta sul sangue ancora fresco di Ciavatta. Recchioni apparteneva alla sezione di Colle Oppio)

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FRANCO ANSELMI ( spontaneismo extraparlamentare – Roma 06.03.78 ucciso in uno scontro a fuoco)

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ALBERTO GIAQUINTO (FUAN – Roma 10.01.79 ucciso durante i tafferugli della commemorazione di Acca Larentia da un proiettile, che lo colpisce alla testa, esploso a distanza ravvicinata dall’agente in borghese Alessio Speranza)

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STEFANO CECCHETTI (F.d.G. – Roma 10.01.79 ucciso poche ore dopo Giaquinto, di fronte ad un bar dei giovani di destra da colpi d’arma da fuoco sparati da un auto in corsa. L’agguato è rivendicato da “Compagni Organizzati per il Comunismo”)

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FRANCESCO CECCHIN (F.d.G. – Roma 29.05.79 atteso da un commando comunista, uno iscritto al PCI, sotto casa, viene aggredito e colpito duramente al capo. Il corpo viene poi afferrato e scagliato in un cortile del garage con un volo di 5 metri)

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ANGELO MANCIA (MSI – Roma 12.03.80 ucciso sotto casa da due killer di “Compagni Organizzati in Volante Rossa” con due colpi di pistola alla schiena e un colpo di grazia alla nuca; era dipendente del “Secolo d’Italia” e segretario della sezione Talenti)

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MARTINO TRAVERSA (simpatizzante – Bari 12.03.80 ucciso a colpi di lupara dai compagni mentre registrava canzoni in una emittente privata)

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NANNI DE ANGELIS ( T. P. – Roma 05.10.80 ucciso in carcere dalle forze dell’ordine; venne trovato impiccato e si parlò subito di suicidio)

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ALESSANDRO ALIBRANDI ( ex FUAN di Via Siena – poi spontaneismo extraparlamentare – Roma 05.12.81 ucciso in uno scontro a fuoco con le forze dell’ ordine)

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GIORGIO VALE ( T. P. – poi spontaneismo extraparlamentare – Roma 05.05.82 ucciso in un appartamento dalle forze dell’ ordine, la versione delle quali parla di suicidio per essersi sentito braccato; come per De Angelis sono ancora troppi i misteri che circondano la vicenda)

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PAOLO DI NELLA (F.d.G. – Roma 02.02.83 ucciso con un colpo di spranga da un gruppo di autonomi mentre al quartiere Trieste stava affiggendo manifesti sul verde pubblico. Morirà dopo 7 giorni di coma)ù

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CARLO BORSANI nel 1940, combattendo contro la Francia, guadagnò la sua prima medaglia al valor militare. Poco dopo aver composto l’ inno del suo reggimento, fu inviato in Albania in vista dell’ attacco alla Grecia.

Seppur gravemente ferito da un colpo di mortaio che gli scoperchiò letteralmente il cranio, Borsani continuò a combattere valorosamente. Nello stesso giorno (9 marzo 1941) venne dichiarato morto, ma riuscì miracolosamente a salvarsi, seppur completamente cieco. Per questo fu decorato con una medaglia d’ oro e venne dichiarato mutilato di guerra e grande invalido.

L’ 8 settembre Borsani si schierò con la Repubblica Sociale Italiana, divenendo presidente dell’ Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di guerra. Gli venne anche affidato un quotidiano da Mussolini in persona, La Repubblica Fascista.

Al termine della Seconda guerra mondiale si rifugiò a Milano ma venne assassinato a Piazzale Susa da un gruppo partigiano comunista con un colpo alla nuca. Il suo cadavere gettato su un carretto della spazzatura, dopo aver girato per le vie dell’Ortica, Monluè e Città Studi, con il cartello “ex medaglia d’oro” giunse all’Obitorio. Da lì fu portato e sepolto a Musocco, nel Campo n. 10, allora “Campo dei Criminali di guerra”, fossa 1337.




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